Legacoopsociali "esprime la sua ferma protesta in merito alla sospensione di servizi storici di notevole importanza rivolti alle persone disabili del IV Municipio ed erogati da Cooperative nostre associate”.
In particolare la lega si riferisce al Centro diurno 328 per Disabili gravi, Socializzazione culturale e sportiva 328 per Disabili minori e giovani adulti, Centro diurno 285 Handicap.
“Le motivazioni che sono alla base di tale sospensione – continua la nota – sono insufficienti a giustificare l’interruzione stessa così come, a tutt’oggi, risulta infondata la dichiarazione che a settembre verranno ripresi.
Stigmatizziamo, inoltre, il metodo adottato che, contrariamente a quanto affermato, non ha previsto la comunicazione ed il coinvolgimento dei tanti disabili che fruiscono dei servizi (circa 70 nuclei familiari) e delle Imprese cooperative che attraverso i propri soci lavoratori effettuano gli interventi”.
Tale decisione, secondo le cooperative, mette a rischio numerosi posti di lavoro degli operatori occupati negli enti gestori.
“Chiediamo quindi che vengano ripristinati tali servizi e che vengano garantite le risorse in attesa della ridefinizione degli interventi sociali prevista dalla Riforma", concludono.
[Fonte: PaeseSera]
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sabato 8 settembre 2012
Municipio IV, il monito di Legacoop ”Ripristinare i servizi per disabili”
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martedì 10 luglio 2012
Comunicato Stampa: Disabili, a rischio le Case Famiglia. Alemanno non mantiene le promesse
Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa di ConfCooperative Lazio, AGCI Lazio, LegaCoopSociali e Casa al Plurale.
Il 30 novembre 2011 il consiglio comunale, con il voto di maggioranza e opposizione, decise di dare alle case famiglia parte dei soldi arretrati dovuti ma mai corrisposti.
Con quei soldi si sarebbe allontanato il rischio di chiusura per molte case.
I soldi non sono MAI arrivati, per inerzia dell’amministrazione e della burocrazia. Ci chiediamo: con quali criteri la ragioneria del comune paga i servizi?
Riteniamo gravissimo che le priorità di spesa della città non siano di evidenza pubblica e che alcuni siano pagati e altri no, senza un criterio chiaro.
Meno del 50% del necessario viene oggi corrisposto alle Case famiglia che assistono a Roma persone con disabilità gravi.
L’inevitabile chiusura delle Case famiglia: un dramma umano e sociale da scongiurare Roma, 9 luglio 2012 “Si chiude una porta, si apre un portone”.
Non sarà questo però il destino che aspetta le 54 Case famiglia della città che ospitano 380 persone con disabilità gravi, se Roma Capitale non interverrà al più presto attribuendo nuove risorse. Così scrivevamo esattamente sei mesi fa. Quel portone (del Campidoglio) si è richiuso, dopo aver ricevuto tutte le rassicurazioni del caso…
Le associazioni che sostengono le Case famiglia si sentono prese in giro, avevano ricevuto l’assicurazione da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, che avevano dichiarato il tema come “prioritario”. Da marzo 2007 il Comune di Roma non adegua le rette corrisposte alle Case agli effettivi costi di gestione, versando meno del 50% di quello che servirebbe. Diversi appelli sono stati rivolti alle istituzioni negli ultimi mesi dalle associazioni che si impegnano ogni giorno per garantire una qualità di vita degna ai cittadini più fragili. Proprio quelli che rischiano oggi di diventare “i più soli tra i soli”.
“Siamo increduli ma anche certi che il Sindaco saprà richiamare ciascuno alle proprie responsabilità: c’era un preciso impegno del vicesindaco Sveva Belviso, e io credo alla parola che mi viene data!” ha commentato Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale, “come già ho detto, se non troviamo i finanziamenti indispensabili per coprire i costi delle Case, saremo costretti a riconsegnare al Sindaco le chiavi delle 54 strutture che accolgono nella Capitale persone con disabilità medie e gravi. “Le associazioni che operano a sostegno delle persone con disabilità si rivolgono quindi alle istituzioni tutte - Roma Capitale, Provincia, Regione Lazio - per trovare subito soluzioni percorribili.
“Chiediamo il rispetto degli impegni presi, per garantire l’indispensabile – hanno aggiunto Ciro De Geronimo di Confcooperative Lazio, Pino Bongiorno di Legacoopsociali Lazio, Eugenio De Crescenzo di AGCI Lazio - le Case famiglia sono la metà di quante ne servirebbero, chiediamo un impegno serio a favore dei cittadini più deboli, dove andranno altrimenti i prossimi? In istituto? Le case sono un patrimonio per la città. Vere e proprie abitazioni che rappresentano la casa, la famiglia, la vita intera di persone altrimenti completamente sole”.
Ufficio Stampa: – ufficiostampa@casaalplurale.org
Il 30 novembre 2011 il consiglio comunale, con il voto di maggioranza e opposizione, decise di dare alle case famiglia parte dei soldi arretrati dovuti ma mai corrisposti.
Con quei soldi si sarebbe allontanato il rischio di chiusura per molte case.
I soldi non sono MAI arrivati, per inerzia dell’amministrazione e della burocrazia. Ci chiediamo: con quali criteri la ragioneria del comune paga i servizi?
Riteniamo gravissimo che le priorità di spesa della città non siano di evidenza pubblica e che alcuni siano pagati e altri no, senza un criterio chiaro.
Meno del 50% del necessario viene oggi corrisposto alle Case famiglia che assistono a Roma persone con disabilità gravi.
L’inevitabile chiusura delle Case famiglia: un dramma umano e sociale da scongiurare Roma, 9 luglio 2012 “Si chiude una porta, si apre un portone”.
Non sarà questo però il destino che aspetta le 54 Case famiglia della città che ospitano 380 persone con disabilità gravi, se Roma Capitale non interverrà al più presto attribuendo nuove risorse. Così scrivevamo esattamente sei mesi fa. Quel portone (del Campidoglio) si è richiuso, dopo aver ricevuto tutte le rassicurazioni del caso…
Le associazioni che sostengono le Case famiglia si sentono prese in giro, avevano ricevuto l’assicurazione da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, che avevano dichiarato il tema come “prioritario”. Da marzo 2007 il Comune di Roma non adegua le rette corrisposte alle Case agli effettivi costi di gestione, versando meno del 50% di quello che servirebbe. Diversi appelli sono stati rivolti alle istituzioni negli ultimi mesi dalle associazioni che si impegnano ogni giorno per garantire una qualità di vita degna ai cittadini più fragili. Proprio quelli che rischiano oggi di diventare “i più soli tra i soli”.
“Siamo increduli ma anche certi che il Sindaco saprà richiamare ciascuno alle proprie responsabilità: c’era un preciso impegno del vicesindaco Sveva Belviso, e io credo alla parola che mi viene data!” ha commentato Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale, “come già ho detto, se non troviamo i finanziamenti indispensabili per coprire i costi delle Case, saremo costretti a riconsegnare al Sindaco le chiavi delle 54 strutture che accolgono nella Capitale persone con disabilità medie e gravi. “Le associazioni che operano a sostegno delle persone con disabilità si rivolgono quindi alle istituzioni tutte - Roma Capitale, Provincia, Regione Lazio - per trovare subito soluzioni percorribili.
“Chiediamo il rispetto degli impegni presi, per garantire l’indispensabile – hanno aggiunto Ciro De Geronimo di Confcooperative Lazio, Pino Bongiorno di Legacoopsociali Lazio, Eugenio De Crescenzo di AGCI Lazio - le Case famiglia sono la metà di quante ne servirebbero, chiediamo un impegno serio a favore dei cittadini più deboli, dove andranno altrimenti i prossimi? In istituto? Le case sono un patrimonio per la città. Vere e proprie abitazioni che rappresentano la casa, la famiglia, la vita intera di persone altrimenti completamente sole”.
Ufficio Stampa: – ufficiostampa@casaalplurale.org
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venerdì 25 novembre 2011
54 porte da non chiudere: a rischio le case famiglia per disabili a Roma
Confcooperative Lazio
AGCI Lazio
LegaCoopSociali Lazio
Casa al Plurale
Comunicato Stampa - 54 porte da non chiudere a rischio le case famiglia per disabili a Roma
- Ultima chiamata alla responsabilità per le istituzioni di Roma Capitale
- Mancano 1,5 milioni di euro per arrivare alla fine dell’anno
- Meno del 50% del necessario viene oggi corrisposto alle Case famiglia che assistono a Roma persone con disabilità gravi
- L’inevitabile chiusura delle Case famiglia: un dramma umano e sociale da scongiurare
Roma, 24 novembre 2011
- “Si chiude una porta, si apre un portone”. Non sarà questo però il destino che aspetta le 54 Case famiglia della città che ospitano 380 persone con disabilità gravi, se Roma Capitale non interverrà al più presto attribuendo nuove risorse.
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